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Bego Kb Msl e B.p per Sempre | |||||
Ci sono 801 messaggi
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Data: 18/2/2026 ore 12:24 |
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Data: 18/2/2026 ore 12:8 ma i laziali lo sanno che di solito dopo le virgole bisogna lasciare uno spazio prima della lettera successiva? MP |
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Data: 18/2/2026 ore 12:6 cioè, mi sembra bbona pure lei Cri |
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Data: 18/2/2026 ore 12:5 Le forze israeliane hanno ucciso accidentalmente un soldato israeliano di ricognizione all'interno della Linea Gialla, scambiandolo per un nemico. L'incidente è avvenuto nella Striscia di Gaza meridionale. |
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Data: 18/2/2026 ore 12:5 Infatti sì. U. |
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Data: 18/2/2026 ore 12:4 beh quello mi sembra buono come stemma oh Cri |
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Data: 18/2/2026 ore 12:4 Codio che figa! questa chi è? KOME GODO GLI SPORT INVERNALI!!! CALCIO ETERNA MERDA DI KRAUSE! Bargnocla |
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Data: 18/2/2026 ore 12:2 Buondì Io di Fila compro solo se c'è il vecchio logo. Brava lei. U. |
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Data: 18/2/2026 ore 11:56 DONNA - SCOPA - SESSISMO! Elly Elly Guai |
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Data: 18/2/2026 ore 11:51 |
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Data: 18/2/2026 ore 11:48 Domenica gli ultras del Pordenone hanno fatto qualcosa che va oltre il risultato,qualcosa che sa di intelligenza, di ironia, di goliardia pura Da settimane si parla di Frank Ilett, conosciuto sui social come The United Strand: il tifoso del Manchester United che ha promesso di non tagliarsi i capelli finché la sua squadra non riuscirà a vincere 5 partite consecutive in competizioni ufficiali. Una sfida iniziata nell’ottobre 2024,oltre 500 giorni di attesa,oltre 500 giorni con quei capelli diventati simbolo di un desiderio: la continuità.Lo United si è fermato più volte a tre, a quattro vittorie di fila,ma mai cinque.L’ultima occasione si è spenta contro il West Ham, dopo quattro successi consecutivi e quei capelli sono rimasti lì,Intatti,testimoni di una promessa non ancora mantenuta. E da qui nasce la genialità,Con quattro vittorie consecutive sulle spalle, in trasferta, gli ultras del Pordenone decidono di entrare in campo – o meglio, nel settore ospiti– con la stessa capigliatura. Parrucche identiche,un colpo d’occhio incredibile,un trasformato trasformata in un’onda riccia, compatta, compatibile con l’ironia del calcio moderno ma radicata nella goliardia più autentica ultras. Il Pordenone vince 2a0 ela quinta vittoria consecutiva e al triplice fischio succede ciò che rende tutto perfetto:le parrucche volano via. Sotto, teste rasate,come per magia, Come un rito liberatorio. Prima l’attesa, Poi la promessa mantenuta,infine il taglio. In un calcio sempre più freddo, plastificato, algoritmico, c’è ancora chi sa giocare con l’ironia senza perdere identità. C’è ancora chi sa unire mentalità e creatività. C’è ancora chi vive la curva come spazio di espressione, non solo di contestazione. Il Pordenone ha vinto 2-0 ma domenica ha vinto soprattutto l’intelligenza. E quando una curva riesce a far parlare di sé per un gesto così con un’idea geniale… allora sì,questa è cultura ultras. |
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Data: 18/2/2026 ore 11:47 e comunque ieri mia figlia mi ha detto "a Pà che me porti a san siro domenica...?" Capirai...me se allargato er core. Io e mi fija a san siro...guai chi me la guarda...(STRA CIT) Ovviamente biglio preso in tempo luce. TUTTI A SAN SIRO! SE NON SARA' VITTORIA SARA' SCONFITTA! Bargnocla sez. io & mia figlia CORCAGNANO VAIOLENS SQUOD |
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Data: 18/2/2026 ore 11:36 ma quello che sta commentando ora la gara su Rai 2 è quello che parlava sâvØn&sæ? Eastender |
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Data: 18/2/2026 ore 11:36 Che l'Europa faccia cagare come progresso tecnologico home made (e l'Italia ovviamente ancora di più) è una certezza granitica. Bresà |
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Data: 18/2/2026 ore 11:34 Articolo a pagamento, del titolo non mi fido (invece dell'articolo sì...). Che la Cina provi ad importare "cervelli" mi posso anche sforzare di crederci; che effettivamente un numero significativo di giovani italiani vada in Cina a lavorare, non ci credo proprio. Bresà |
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Data: 18/2/2026 ore 11:2 vabbe' io lessi un altro articolo ma il succo era quello, differiva solo del fatto che non menzionava l' Europa (in particolare l' Italia) ne attraente come meta ne in programma di investimenti seri a riguardo Ath |
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Data: 18/2/2026 ore 10:59 https://www.ilmessaggero.it/tecnologia/moltofuturo/fuga_cervelli_inversione_di_rotta_cina_canada_europa-9248757.html Fuga di cervelli, c'è un'inversione di rotta. Cina, Canada ed Europa le nuove mete Addio al sogno americano per la fuga dei cervelli. La Cina da anni sta cercando di attirare i migliori scienziati e laureati. Anche l’Europa presenta il suo piano per attrarre specialisti di alto livello in diversi settori del sapere La campagna per strappare il primato nella ricerca e nell’innovazione agli Stati Uniti è iniziata molto prima dell’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca. |
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Data: 18/2/2026 ore 10:54 Bresa' informati meglio M. Romani |
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Data: 18/2/2026 ore 10:52 sono amici dei cacanesi cazzo vuoi sperare MP |
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Data: 18/2/2026 ore 10:51 Italiani che vano a lavorare in Cina (soprattutto in ambito IT) credo siano pochissimi, USA già di più ma il grosso rimane in Europa. Bresà |
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Data: 18/2/2026 ore 10:36 lessy proprio recentemente di come la fuga dei cervelli nostrani riguardi molti giovini informatici di livello che si occupano proprio di cyber security e dove vanno a lavorare? in Cina in Usa ..ma noi compriamo i cingolati e 'missili.. Ath |
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Data: 18/2/2026 ore 10:33 'e vonno fa' l'euro digitale.. buuuuaaaaaahhhhhaaahh aaah aahh ahh e ci rubano anco le mutande! Ath |
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Data: 18/2/2026 ore 10:16 Hacker cinesi rubano l’identità a cinquemila agenti della Digos di Lirio Abbate Bucata la rete informatica del Viminale: nel mirino i poliziotti che indagano anche sui dissidenti di Pechino rifugiati in Italia ROMA – Grosso guaio al Viminale. Una lista di cinquemila agenti delle Digos è finita nelle mani di hacker cinesi. Nomi, incarichi, sedi operative. I profili degli investigatori impegnati nelle indagini più sensibili, dall’antiterrorismo al monitoraggio delle comunità straniere, fino al tracciamento dei dissidenti di Pechino rifugiati nel nostro Paese. È questo il cuore di un dossier gestito segretamente dal Viminale e che, secondo fonti, nasce da una intrusione informatica avvenuta tra il 2024 e il 2025. Un attacco chirurgico che avrebbe consentito di penetrare la rete del ministero dell’Interno e scaricare dati riservati sul personale in servizio nelle varie questure italiane. Operazioni che vengono condotte da pirati informatici spesso legati alla galassia dell’intelligence della Repubblica Popolare. Una violazione silenziosa. L’obiettivo non era sabotare, ma conoscere. Capire chi indaga, dove, con quali priorità. E soprattutto chi si occupa di monitorare la diaspora cinese, le reti criminali e i dissidenti politici che in Italia cercano protezione. La scoperta arriva in un momento delicatissimo. Perché negli stessi mesi Pechino ha avviato un’azione diplomatica senza precedenti sul terreno della cooperazione giudiziaria con l’Italia. La cornice politica è già stata costruita. Nel 2024 il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi incontra a Pechino il suo omologo Wang Xiaohong. Si lavora a un piano triennale di collaborazione su droga, cybercrime, tratta di esseri umani e criminalità organizzata. La Cina risponde, per la prima volta, a una rogatoria dei magistrati italiani. È la Procura di Prato, guidata da Luca Tescaroli, a ottenere quel risultato. Un cambio di passo dopo anni di silenzi. Dopo aver ricevuto l’autorizzazione dal ministero della Giustizia, il 25 novembre 2025 una delegazione guidata dall’assistente del ministro della Pubblica sicurezza Zhongyi Liu si presenta negli uffici della procura toscana che ha avviato decine di inchieste su omicidi, traffici illegali e riciclaggio. L’obiettivo è dichiarato: colpire la criminalità organizzata di matrice cinese. In Toscana è in corso una guerra per il controllo dei settori più redditizi del distretto parallelo: produzione di grucce, imballaggi, logistica, trasporti. Una escalation iniziata nell’estate del 2024 e segnata da tentati omicidi, incendi dolosi, estorsioni. Secondo la procura, un conflitto con proiezioni europee, con episodi registrati anche in Francia e Spagna. All’incontro, che fino adesso non è mai stato reso noto, partecipano oltre al procuratore Tescaroli, gli investigatori della polizia di Stato, e poi l’assistente del ministro della pubblica sicurezza cinese Zhongyi Liu, il console generale Qi Yin, l’ufficiale di collegamento della polizia cinese a Milano, Jie Liao, il vice direttore della polizia criminale del ministero di Pubblica Sicurezza Xiang Zheng, il vice direttore centrale dell’ufficio affari internazionali del ministero di Pubblica sicurezza, Zhaohui Zhou e il capo divisione della direzione centrale polizia criminale Xingjun Mio. La visita della delegazione è la traduzione operativa delle intese tessute l’anno precedente da Piantedosi e il suo omologo a Pechino: l’incontro viene presentato come l’avvio di una cooperazione “efficiente ed efficace”, basata su “un tempestivo scambio di informazioni”. I cinesi promettono aiuto. Offrono intelligence, specialisti, interpreti. Chiedono accesso ai fascicoli. Propongono squadre comuni di detective. La procura accoglie con prudenza. Ogni attività, ribadisce Tescaroli, deve rispettare i canali formali: rogatorie, procedure Interpol e accordi definiti dai trattati bilaterali. Ma la prospettiva appare nuova. Poi, a Roma, il quadro cambia. Mentre a Prato si discute di indagini e scambio di prove, nella capitale emerge il sospetto che la controparte conosca già troppo. I cinesi hanno chiesto per le vie diplomatiche di parlare anche con il capo della polizia Vittorio Pisani. Ma a sorpresa durante questo incontro al massimo livello la tensione diventa evidente. Il dialogo si interrompe. Il vertice del Dipartimento della pubblica sicurezza chiede spiegazioni sull’intrusione informatica. Sui sistemi violati. Sui dati sottratti. Su come sia stato possibile penetrare la rete del Viminale e acquisire informazioni sensibili. La risposta non arriva. Diplomatici e funzionari cinesi non chiariscono. La conseguenza è immediata. L’Italia congela la cooperazione operativa. Si fermano i pattugliamenti congiunti nelle città con forte presenza cinese. Viene sospesa la formazione di agenti cinesi in Italia. Si interrompono canali costruiti negli anni. La fiducia si incrina. Il paradosso resta sul tavolo. Da una parte, la Repubblica Popolare offre aiuto per contrastare i clan. Dall’altra, soggetti riconducibili alla sua sfera tentano di conoscere in anticipo uomini e strutture impegnati in quella stessa lotta. È una dinamica che gli analisti leggono come parte di una strategia multilivello: cooperazione e raccolta informativa. Nel frattempo, le indagini a Prato proseguono. Il tentato omicidio del luglio 2024 segna una svolta. L’imprenditore Changmeng Zhang sopravvive e decide di collaborare. Le sue dichiarazioni permettono di ricostruire il commando di killer arrivato dalla Cina. Arresti, condanne, nuovi filoni. Un precedente che rompe l’omertà. Dopo l’appello pubblico della Procura, centinaia di lavoratori sfruttati trovano il coraggio di denunciare. Anche imprenditori cinesi vittime di violenze scelgono di rivolgersi allo Stato. Un segnale che la pressione criminale è reale e che la fiducia può crescere. Ma la questione non riguarda più solo una città. Il dossier è diventato nazionale. Coinvolge sicurezza, relazioni diplomatiche, intelligence. Il nodo è politico: fino a che punto la cooperazione può convivere con la competizione strategica? |
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Data: 18/2/2026 ore 10:7 CRI al solito te dimmi quando ed io NON mi collego Gigi |
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Data: 18/2/2026 ore 9:55 Intanto gira il telefono BANDACCIA per le pari opportunità |
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Data: 18/2/2026 ore 9:41 Ci vorrebbe un filmato girato da me. P. Bonnici |
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Data: 18/2/2026 ore 9:36 a voi il sonoro in anteprima: pam! (giu' il primo per mano del secondo) "fetuuuso!" pam! (il terzo spara al secondo) "figghio de bottanana" Pam! (il quarto spara al terzo) M. Mencacci |
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Data: 18/2/2026 ore 9:34 |
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Data: 18/2/2026 ore 9:32 scusate ma quella sotto e' l'inizio della trama de "Le Comiche 4"? N. Parenti |
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Data: 18/2/2026 ore 9:27 Messina, cacciatori trovati morti il 28 gennaio nei boschi di Montagnareale: ricostruita la dinamica della sparatoria • L'82enne Antonio Gatani, attirato probabilmente da un rumore tra i cespugli, ha ucciso il 44enne Giuseppe Pino, scambiandolo per la sagoma di un cinghiale • Il fratello della vittima, il 26enne Devis Pino, ha reagito sparando contro l'anziano e uccidendolo con la propria carabina • Un 50enne andato a caccia in quel momento con Gatani ha esploso un colpo contro il giovane, uccidendo a sua volta, e si è poi dato alla fuga in preda al panico • Un ragazzo che faceva motocross ha rinvenuto i tre cadaveri e ha dato l'allarme • L'amico di Gatani, l'uomo fuggito, è stato rintracciato dai carabinieri e interrogato • Dopo giorni in cui si è avvalso della facoltà di non rispondere, il 50enne ha fatto alcune parziali ammissioni confermando le ipotesi degli investigatori dopo le analisi dei cadaveri e il fatto che l'arma di Giuseppe Pino fosse l'unica a non aver sparato |
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Data: 18/2/2026 ore 9:15 belli li Stabiesi sotto! Ath 'giorno |
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Data: 18/2/2026 ore 9:15 https://www.juveoggi.it/notizie/tobias-del-piero-firma-pro-sesto-nuova-avventura-serie-d/?intcmp=juveoggi |
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Data: 18/2/2026 ore 9:14 che piagnoni sti tedeschi RCF |
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Data: 18/2/2026 ore 9:12 |
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Data: 18/2/2026 ore 9:7 io spero che oggi un paio di medaglie arrivino. sempre che GIGI non si colleghi. Cri |
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Data: 18/2/2026 ore 9:7 |
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Data: 18/2/2026 ore 9:5 È mercoledì, non ho capito se siamo dispiaciuti o meno per i risultati di ieri delle squadre italiane Cri |
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Data: 18/2/2026 ore 9:4 Buongiorno dall'Urbe! Cri |
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Data: 18/2/2026 ore 8:20 scene che non avremmo mai voluto vedere a sperma! Alla fine comunque parlate sempre dei veronesi. E per quanto gliene frega e quanto si divertono, a mio avviso fanno benissimo. Vi ricordo la pantomima della TdT. Sposo anche il coro di loro vestiti che cantano E la serie A che se ne va femo cagar! Il prossimo anno si preannuncia un frizzantissimo VR-VI RCF |
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Data: 18/2/2026 ore 8:9 Tifoso del Lecce aggredito dopo il match al Tardini: condannati 4 ultras parmigiani Prima gli insulti poi le botteTifoso del Lecce aggredito dopo il match al Tardini: condannati 4 ultras parmigiani di Georgia Azzali17 Febbraio 2026, 09:34 Un laconico 0-0. Era finito così tra Parma e Lecce, il match di serie B di quel pomeriggio del 19 marzo 2022. Reti inviolate sul campo di calcio, ma fuori dallo stadio la sceneggiatura era stata ben diversa. Il tempo di arrivare in via Emilia Est, non lontano dai negozi della Galleria e a due passi da barriera Repubblica, che tre tifosi del Lecce avevano dovuto affrontare tutta un'altra partita: circondati da una decina di ultras crociati, prima si erano sentiti arrivare addosso la «solita» litania di insulti, ma subito dopo lo scenario era cambiato, e uno dei tre ne era uscito letteralmente con le ossa rotta. Frattura del naso, si accerterà poi in Pronto soccorso. Nove gli identificati dalla Digos e poi imputati di lesioni aggravate in concorso. L'ultrà, che aveva materialmente sferrato il pugno, come avevano registrato le telecamere di videosorveglianza della zona, ha chiesto e ottenuto nei mesi passati la messa alla prova, dopo aver provveduto a risarcire il tifoso aggredito. Gli altri otto, invece, con età diversissime (tra i 25 e i 60 anni), difesi dagli avvocati Giovanni Adami e Andrea Molè, hanno scelto di affrontare il processo: uno è stato condannato a 10 mesi, altri tre a 8 mesi, mentre altri quattro sono stati assolti. La giudice Francesca Anghileri (pm Massimo Porta) ha disposto per tutti la sospensione della pena e la non menzione nel casellario giudiziario. I tre salentini, dopo essere usciti dal Tardini, si erano incamminati verso il parco Ferrari, avevano fatto un tratto di strada Zarotto e poi avevano svoltato su via Emilia Est. Erano diretti in stazione: avrebbero dovuto prendere il treno per Bologna. Ma all'altezza della delegazione dell'Aci, qualcuno ha cambiato i loro piani. Si erano trovati di fronte il gruppo di ultras parmigiani: usciti da un bar di via Paganini, si erano spostati velocemente in via Emilia Est. E quando avevano incrociato i leccesi, era scattato l'agguato. Il primo ad andare all'attacco era stato il 30enne parmigiano, già sottoposto a Daspo in precedenza, che poi sceglierà la messa alla prova: aveva colpito immediatamente al volto uno dei tifosi salentini, come poi riveleranno le telecamere. Il ragazzo aveva tentato di fuggire, ma era stato aggredito da altri componenti del gruppo. Mentre il 30enne dal cazzotto facile si era allontanato verso l'Arco di San Lazzaro prima che arrivassero le forze dell'ordine. L'immagine che ritrae chi colpisce per primo, fracassando il naso al tifoso del Lecce, è chiara, così come non ci sono dubbi sugli altri due che si avventano su di lui in quella prima fase. Per il pubblico ministero, tuttavia, anche per altri tre ci sarebbe stato un ruolo attivo: uno avrebbe sferrato un calcio violento al tifoso giallorosso, un altro avrebbe tentato di colpirlo e un terzo gli avrebbe bloccato la via di fuga. Diversa la convinzione della difesa, per la quale i quattro condannati non solo non avrebbero partecipato all'aggressione, ma nemmeno avrebbero fatto da spettatori indifferenti. «Dobbiamo comunque aspettare le motivazioni della sentenza per capire come sono state individuate le singole responsabilità», sottolinea l'avvocato Molè. Certo è che, dopo l'aggressione, tutti hanno fatto in fretta a dileguarsi. Ma gran parte del (brutto) film del post partita era già stato girato. |
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