Bego Kb Msl e B.p per Sempre

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Data: 15/3/2026 ore 22:30

La sentenza la scrive l'ex Santoni: la vittoria della Pro Vercelli al “Rocco” sancisce la matematica retrocessione della Triestina in Serie D.


Data: 15/3/2026 ore 22:29

https://m.tuttomercatoweb.com/calcio-estero/ter-stegen-si-reca-al-seggio-per-votare-il-presidente-del-barca-ma-gli-viene-impedito-di-farlo-2213338


Data: 15/3/2026 ore 21:57



verona v GENOA


Data: 15/3/2026 ore 21:55

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha pubblicato oggi un video che lo ritrae mentre prende un caffè e chiacchiera con un suo collaboratore, dopo che online si erano diffuse insistenti voci sulla sua morte. Le indiscrezioni secondo cui Netanyahu fosse morto o ferito sono state discusse domenica dalla TV di Stato e dai media governativi iraniani, diffondendosi rapidamente sui social media del Paese. Nel video, girato in un locale alla periferia di Gerusalemme e pubblicato sul canale Telegram di Netanyahu, il suo assistente gli chiede conto dei rumors online. Netanyahu risponde con una battuta, facendo un gioco di parole in ebraico sul termine "morto" mentre tiene in mano la sua tazzina di caffè. Poi chiede di contare le dita della mano, riferendosi ad alcuni video "fake" che lo ritraevano con sei dita.


Data: 15/3/2026 ore 21:54

ciao Eastender!

la bionda del banner



Data: 15/3/2026 ore 21:40

io lo dicevo che Estupian faceva cagare

A


Data: 15/3/2026 ore 21:31

io mi sparo l'Italbasket donne tra mezz'ora

Cri


Data: 15/3/2026 ore 21:31

https://www.ilrestodelcarlino.it/rimini/cronaca/rissa-tra-tifosi-fuori-dallo-34a9a61f


Data: 15/3/2026 ore 20:44

https://m.tuttomercatoweb.com/calcio-estero/tudor-scambia-slot-con-un-dirigente-del-tottenham-la-gaffe-diventa-subito-virale-2213282


Data: 15/3/2026 ore 20:43




Data: 15/3/2026 ore 20:42

genoano timidone non scendi dal torpedone

un osservatore


Data: 15/3/2026 ore 20:2

In Kuwait è avvenuta la prima perdita di un velivolo italiano. Un drone iraniano ha colpito uno "shelter" (capannone) dove era posizionato un velivolo a pilotaggio remoto MQ-9A Predator della Aeronautica italiana. Purtroppo il Predator è andato distrutto e non è una perdita da poco.


Data: 15/3/2026 ore 19:31

Everybody viva el duche!
Bam, bam, bam
Tutti insieme viva el duche!
Bam, bam, bam

Black shirts in the night, boots hittin’ the ground
(Camicie nere nella notte, stivali che battono a terra)

Benny in the balcony droppin’ that sound
(Benny dal balcone che lancia quel discorso)

Trains run on time when the fist is the law
(I treni arrivano in orario quando il pugno è la legge)

They said he made the country stand tall, no flaw
(Dicono che avesse risollevato la nazione, senza fare errori)

Marched into Rome, 1922
(Marcia su Roma, 1922)

King shook in his palace, didn’t know what to do
(Il re tremante nel suo palazzo, non sa che fare)

OVRA in the shadows, dissent disappear
(L’OVRA nell’ombra, il dissenso scompare)

Feed the cult, feed the myth, feed the fear
(Alimenta il culto, alimenta il mito, alimenta la paura)

Everybody viva el duche!
Bam, bam, bam
Tutti insieme viva el duche!
Bam, bam, bam


Data: 15/3/2026 ore 19:26

Olanda squadra pellegrini

Pesi Massimi Como


Data: 15/3/2026 ore 19:25

La guerra in Medio Oriente per ora la sta vincendo la Russia. E nonostante il nepo-Khamenei non possa mettere il naso fuori dal suo bunker, il leader con le spalle al muro è Trump. Come siamo arrivati a questo punto dice molto di cosa succede quando un colpo di mano fallisce, e quindi del perché sarebbe meglio evitare i colpi di mano. Mentre quello che abbiamo davanti contiene, tra molte domande, una sola certezza: lo pagheremo tutti.

Gli Stati Uniti sono entrati in guerra pensando che il rapido e devastante attacco iniziale avrebbe potuto produrre soltanto due esiti: il collasso del regime iraniano, oppure una sua trasformazione sufficiente ad assecondare desideri e richieste americane, sul modello del Venezuela. La decapitazione del vertice politico e militare dell’Iran avrebbe portato a una transizione magari incerta, confusa, feroce, ma comunque favorevole agli interessi statunitensi e israeliani. Non è successo.

Ali Khamenei è stato ucciso nei primi dieci minuti della guerra, il 28 febbraio, e da allora i bombardamenti sulle persone, sulle strutture e sulle armi del regime iraniano non si sono mai fermati: eppure il regime è ancora in piedi, e le stesse intelligence statunitensi e israeliane dicono che non ci sono segnali di un crollo imminente. I Guardiani della rivoluzione mantengono il controllo del paese e il nuovo Khamenei è il figlio del vecchio Khamenei. Niente crollo, niente negoziato. Nelle guerre le cose cambiano in fretta, ma intanto hanno preso una direzione precisa.

L’Iran ha fatto la cosa che per decenni aveva minacciato di fare, se fosse stato messo con le spalle al muro: ha trasformato lo stretto di Hormuz in un’arma economica, realizzando uno scenario evocato e studiato da sempre. Dovremmo sapere, ormai, come funziona una guerra asimmetrica: dal momento che non può vincere una guerra convenzionale, all’Iran non resta che rendere carissimo ogni attacco. E quindi colpire il petrolio, il gas, le navi, i prezzi, le aspettative dei mercati e la pazienza dell’opinione pubblica. Ieri è stato ucciso il primo soldato francese. Pochi giorni fa è stata attaccata una base italiana.
Malgrado le goffe rassicurazioni di Hegseth, lo stretto di Hormuz è quasi chiuso. Il traffico nel principale collo di bottiglia globale dell’energia, il posto minuscolo e gigantesco da cui passa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto consumati al mondo, è crollato del 97 per cento. Se le navi non passano, i serbatoi si riempiono. Se i serbatoi si riempiono, bisogna fermare la produzione. Fermare la produzione porta la situazione al momento in cui suonano tutti gli allarmi nella stanza.

Tanti produttori del Golfo sono stati colpiti direttamente, tutti sono stati costretti a rallentare e tagliare la produzione. Il Qatar ha fermato gli impianti di liquefazione del gas. Le rotte alternative dei gasdotti e degli oleodotti riguardano Arabia Saudita, Iraq ed Emirati, e ne compensano solo una piccola parte. Non ci sono veri piani B. La cosa più umiliante: nel frattempo le esportazioni del petrolio iraniano attraverso lo stretto di Hormuz sono proseguite a un ritmo persino superiore al normale.

La gravità della situazione è tale che i governi occidentali hanno deciso il più grande rilascio coordinato di scorte strategiche: stiamo già mettendo mano alle riserve, comprando tempo e pagandolo caro. Il governo statunitense dice che le navi militari statunitensi scorteranno le petroliere, che suona come una promessa di controllo ma è un altro incidente stradale al rallentatore. E rivela che gli Stati Uniti per il momento non controllano un bel niente.

Avrete sentito, si parla del più grave shock al mercato dell’energia dagli anni Settanta. Dal 1973, per la precisione. Ne ho parlato nell’ultima puntata di Wilson, di cosa successe nel 1973: potete ascoltarla qui, questa settimana è gratis anche per chi non ha un abbonamento al Post (c’è anche una temporanea edizione gratuita, addirittura quotidiana, sul referendum). È una storia istruttiva: è sempre utile sapere che quello che ci succede, in qualche forma, è già successo. Ma è bene tenere a mente che non siamo nel 1973.

Gli Stati Uniti sono molto meno vulnerabili di allora: oggi sono il più grande produttore di petrolio al mondo e ne vendono più di quello che comprano. Le energie rinnovabili soddisfano una fetta grande e crescente del fabbisogno energetico globale. Sempre più paesi continuano a investire nell’energia nucleare. Eppure il prezzo del petrolio è uno per tutto il mondo: ogni protezione è relativa.

Non avremo razionamenti, a meno di non trovarci ancora a questo punto fra qualche mese. Ma l’Europa ha comprato sempre più gas dal Medio Oriente dopo l’invasione russa dell’Ucraina. L’Asia dipende moltissimo dal petrolio del Golfo Persico. Sta crescendo un po’ dappertutto il prezzo del fertilizzante, quindi del cibo; il prezzo della benzina, quindi dei trasporti; il prezzo dell’energia, quindi dell’industria. Quindi di tutto.
Non c’è solo il ricorso alle riserve a mostrare quanto sia difficile la situazione. Gli Stati Uniti hanno sospeso una legge di un secolo fa per permettere alle petroliere straniere di percorrere le loro acque interne. Poi hanno autorizzato l’India a comprare il petrolio della Russia. Poi hanno revocato le sanzioni sul petrolio russo già caricato sulle navi. Chi saranno i prossimi a chiedere di poter comprare di nuovo il petrolio russo? I paesi più esposti a questa crisi sono quelli troppo schizzinosi per avere una produzione interna di qualsiasi tipo e che comprano quasi tutta l’energia dall’estero. Ne conoscete?

La guerra la sta vincendo la Russia per una questione di matematica.

La sua campagna militare in Ucraina, surclassata dagli avversari in efficienza, organizzazione, ingegno e coraggio, resiste impantanata da anni sulla stessa linea soltanto grazie a un enorme dispendio di risorse e di esseri umani, oltre ai famigerati e crudeli attacchi contro le infrastrutture energetiche e la popolazione civile. Per un paese come la Russia che non produce niente e campa delle sue risorse naturali, potersi permettere quel dispendio è un calcolo semplice: sopra un certo prezzo del petrolio, la guerra si può finanziare; sotto quel prezzo, la guerra apre un’emorragia.

Quella soglia non è scolpita nella pietra, naturalmente, ma si trova fra i 50 e i 60 dollari al barile. In questo momento il prezzo del petrolio ruota intorno ai 100 dollari al barile. Il Financial Times ha calcolato che la Russia abbia già incassato quasi due miliardi di dollari di extra gettito, in un momento provvidenziale: le entrate russe da petrolio e gas nei primi due mesi dell’anno si erano dimezzate e le difficoltà militari si stavano accumulando.

Trump, invece, è impantanato perché gli restano solo pessime opzioni.

Può andare avanti a bombardare, sperando che a un certo punto arrivi la bomba più convincente delle altre nel portare il regime a trattare o cancellare persino l’ultimo dei funzionari. Può bombardare finché l’Iran non finisce missili e droni. Ammesso che sia possibile distruggere tutto – Israele non ci è ancora riuscito con Hamas che è rinchiusa e polverizzata in 40 chilometri quadrati: buona fortuna – ogni giorno da qui ad allora renderà la guerra più costosa e aumenterà il rischio che si allarghi ancora.

Può andare avanti a bombardare e intanto ripristinare la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz, come sembra promettere. Vuol dire trasformare quel pezzo di mare nel luogo di una missione militare permanente, con la marina incaricata di scortare le navi una per una. Sarebbe un classico, per la storia americana recente: un’operazione pensata come rapida e limitata che si trasforma in una presenza militare a tempo indeterminato.

Può ritirarsi. Perdere la faccia dichiarando un’improbabile vittoria e vantarsi di aver «distrutto tutto quello che c’era da distruggere», come sta già raccontando, nonostante torni a casa senza un negoziato, senza un accordo e senza un nuovo regime in Iran. Dopo aver ucciso Khamenei, destabilizzato il Golfo Persico, il trasporto aereo e i mercati globali e fatto impennare il prezzo del petrolio. Com’è potuto succedere?
È successo, tra le altre cose, perché la Casa Bianca ha giocato la partita precedente. Non succede soltanto a loro, è un fenomeno umano. Si cambia lavoro cercando di evitare i problemi di quello che si sta lasciando. Si prepara un esame pensando alle domande dell’ultimo appello. Si fa la squadra del fantacalcio guardando alla stagione appena conclusa. In politica succede la stessa cosa ma con conseguenze molto più grandi.

Negli anni Novanta gli attacchi in Serbia e in Kosovo convinsero gli Stati Uniti che la loro superiorità militare fosse tale da poter risolvere conflitti complessi con campagne brevi e mirate. Fu quella convinzione ad aiutare la scelta di intervenire in Afghanistan e in Iraq, convinti che in entrambi i casi sarebbe finita in qualche mese. Rincuorati dall’averne deposto i regimi immediatamente, vent’anni dopo erano ancora impantanati.

Quale lezione ne trassero? Mai più niente del genere. In politica estera, multilateralismo e mani tese: il discorso del Cairo, il reset nelle relazioni con la Russia. Finì con la Russia che si prese la Crimea e aiutò Assad a massacrare i siriani con le armi chimiche, superando senza conseguenze la linea rossa fissata dallo stesso Obama. Non sappiamo come sarebbe andata con un intervento americano, ma sappiamo com’è andata senza: la Siria è stata devastata da un decennio di guerra civile con oltre mezzo milione di morti.

Quindi è arrivato Trump con la sua dottrina: entrare, sparare, uscire. Il bombardamento contro Assad in Siria. L’uccisione del generale Suleimani. L’attacco dello scorso giugno contro gli impianti del nucleare iraniano. L’operazione notturna per catturare Nicolas Maduro a Caracas. Fin qui gli erano andate tutte lisce. E allora devono essersi chiesti, alla Casa Bianca, sottovalutando tutto: com’è che nessuno aveva mai voluto risolverla così, la questione dell’Iran, quando bastava sparacchiare un po’? Lo hanno scoperto.


Data: 15/3/2026 ore 19:22

Il numero di miliardari neri nella classifica di Forbes cresce anno dopo anno e quest’anno sono 27, con l’entrata di Beyoncé e Dr. Dre (27 su 3.428 miliardari, sempre per calibrarsi sulla realtà).


Data: 15/3/2026 ore 19:22

E' NOVA. Theo


Data: 15/3/2026 ore 18:29

Tragedia in Grecia: Paok-Aris rinviata, è stato ucciso un tifoso di 20 anni


Data: 15/3/2026 ore 17:50

Va beh faceva parte della enfasi del racconto di sangue e passione

Alboreto Isnafin


Data: 15/3/2026 ore 17:24

44 minuti in 10, non un'ora piena.

Tino Rommasi


Data: 15/3/2026 ore 17:18

Seconda vittoria in 29 partite, dubito servirà a qualcosa ma almeno oggi abbiamo rivisto gente che lotta, specie considerando che abbiamo giocato un'ora piena in 10.
Theo


Data: 15/3/2026 ore 17:13

Pavoletti merda



A


Data: 15/3/2026 ore 16:37

I Cenuani non sono scesi dai bus semplicemente perché quella non era la loro fermata

Il Controllore


Data: 15/3/2026 ore 14:40




Data: 15/3/2026 ore 14:40

Guardiamoci Triestina-Pro Vercelli, va.
Eastender


Data: 15/3/2026 ore 14:32




Data: 15/3/2026 ore 14:30




Data: 15/3/2026 ore 14:29




Data: 15/3/2026 ore 14:26

https://www.gazzetta.it/gossip/15-03-2026/manuela-arcuri-accordo-da-6mila-euro-al-mese-con-giovanni-di-gianfrancesco.shtml


Data: 15/3/2026 ore 14:25

Tafferugli tra Veronesi e Genoani prima della partita ,i veronesi avrebbero attaccato i bus con i Genoani a bordo, la polizia ha evitato il contatto.


Data: 15/3/2026 ore 14:21

Calcio, ufficialmente cancellata la Finalissima tra Spagna (vincitrice dell'ultimo campionato europeo) e Argentina (vincitrice dell'ultima Copa América). La partita era stata programmata per il 27 marzo a Doha, in Qatar


Data: 15/3/2026 ore 14:20



empoli v MANTOVA


Data: 15/3/2026 ore 14:12

https://www.gazzetta.it/Calcio/Premier-League/14-03-2026/max-dowman-chi-e-la-stella-dell-arsenal-il-gol-a-16-anni-come-gioca.shtml


Data: 15/3/2026 ore 14:10




Data: 15/3/2026 ore 13:25

https://www.tuttocampo.it/Italia/News/1821708/da-nord-a-sud-ecco-la-grande-rivoluzione-nazionale-dei-tifosi


Data: 15/3/2026 ore 12:22

Me lo chiedevo anche io.
Eastender


Data: 15/3/2026 ore 12:8

che soddisfazione ci sarà mai nell'aver dato una identità a Baksy

Cri


Data: 15/3/2026 ore 12:8

10km e spicci fatti.
Sole caldo e vento
5'47" ci posso stare.

Cri


Data: 15/3/2026 ore 12:7

East stiamo calmi!

Cri


Data: 15/3/2026 ore 12:7

Buongiorno da Minturno!

Cri



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