Bego per Sempre

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Data: 11/8/2019 ore 14:33

Afa ne abbiamo?

Sono a casa a studiare x diploma UEFA A

A


Data: 11/8/2019 ore 14:29

Probabile che l'introduzione di vino bianco e spritz sia merito dei Daci. U.


Data: 11/8/2019 ore 14:14

Ma infatty. U.


Data: 11/8/2019 ore 14:13

Che adesso non venga fuori che i romani bevono.
Fabio Quartararo


Data: 11/8/2019 ore 14:8

roma taverna
trieste caverna


Data: 11/8/2019 ore 13:55

U. quando a Roma bevevano vino voi facevate i disegni nelle caverne

Cri


Data: 11/8/2019 ore 13:55






Data: 11/8/2019 ore 13:47



And now pennichella! (come si dice a WDC, Theo?) U.


Data: 11/8/2019 ore 13:40

Proprio romani siete!
Orata & sauvignon. U.


Data: 11/8/2019 ore 13:36

Chef Rubio sei simpatico ma nun me caca' er cazzo

Cri


Data: 11/8/2019 ore 13:31

Non ditemi che quello è vino rosso.
chef Rubio


Data: 11/8/2019 ore 13:27



Eccole, vieni!?!?

Cri


Data: 11/8/2019 ore 13:7

come me le prepari le telline?
colly


Data: 11/8/2019 ore 12:57

Goditela Thoeni75

Cri


Data: 11/8/2019 ore 12:31

Io sono in montagna a congelarmi.
Comunque qua in Alto Adige serve un nuovo Risorgimento.
P75.


Data: 11/8/2019 ore 11:40

Ieri fatta bottiglia di telline quindi oggi a pranzo ci si schiera facile

Cri


Data: 11/8/2019 ore 11:39

Semi deserto infernale qui

Cri


Data: 11/8/2019 ore 11:37




Data: 11/8/2019 ore 11:35




Data: 11/8/2019 ore 11:3

Dunque, i 260 selezionatissimi invitati al matrimonio di Lionel Messi e Antonella Roccuzzo, celebrato a Rosario (Argentina), invitati dagli sposi a non fare regali, ma donazioni alla Organizzazione non governativa Techo Argentina, che si occupa dell’allestimento di rifugi d’emergenza, hanno raccolto tutti assieme, da Neymar a Suarez, da Piquè a Shakira, 200 mila pesos, che tradotti in moneta estera fanno 11 mila dollari, o 10 mila euro se preferite: media donazione, 37 euro a testa.

Nel leggere la notizia della miserabile colletta, mi è tornato alla mente Astutillo Malgioglio, per gli amici Tito, il portiere di riserva dell’Inter di Trapattoni – quella dello scudetto dei record del 1987. Malgioglio, allora 29enne, aveva aperto vicino a casa una palestra per la rieducazione motoria dei bambini cerebrolesi; aveva chiamato la struttura ERA 77 (acronimo di Elena, il nome della figlia nata appunto nel 1977, di Raffaella, la moglie, e di Astutillo) e coadiuvato dalla moglie prestava questo servizio gratuitamente mettendo a disposizione tutto il suo tempo libero.
Malgioglio vide cose bellissime e bruttissime. Cose vere. Aveva iniziato 8 anni prima, facendo tutto“ a fari spenti “ quasi in incognito: perché non era buona cosa, per come andavano le cose nel mondo del pallone, che un calciatore professionista si distraesse con pensieri (o attività) inutili o bizzarre come, appunto, aiutare il prossimo. A meno di non incontrare sulla propria strada due persone come Nils Liedholm e Sven Goran Eriksson, come capitò a Tito nei due anni alla Roma dall’83 all’85, che convinsero Dino Viola a mettere a disposizione di Malgioglio, nel tempo libero, la palestra di Trigoria, per permettergli di fare anche a Roma quel che aveva cominciato a fare a Piacenza.
l’Associazione Calciatori, sul suo giornale, aveva aperto una sottoscrizione tra tutti gli iscritti (gli oltre mille calciatori di serie A, serie B, serie C1 e serie C2) per raccogliere fondi a favore dell’attività di Tito; e che alla fine il ricavato era stato di 700 mila lire, che con un certo imbarazzo l’AIC aveva provveduto a fargli avere.

Un giorno alla Pinetina Jurgen Klinsmann lo aveva avvicinato e gli aveva chiesto come mai finiti gli allenamenti lo vedesse andarsene, sempre, così di fretta a Piacenza. Tito gli aveva spiegato il perché e Klinsmann gli aveva detto: domani vengo con te, voglio vedere con i miei occhi quello che fai.
Klinsmann mantenne la promessa. Salì sul maggiolino scassato di Malgioglio, andò con lui a Piacenza, passo l’intero pomeriggio a guardare Tito assistere i bambini cerebrolesi. Poi, prima di risalire sul maggiolino per farsi riportare a Milano, sfilò di tasca il libretto degli assegni e senza dire una parola scrisse 70 milioni (settanta milioni), staccò l’assegno e lo consegnò al compagno. Aveva gli occhi lucidi. Come quelli di Malgioglio.


Data: 11/8/2019 ore 11:0

E poco caldo. U.


Data: 11/8/2019 ore 10:59

Buondì
Poca gente al mare oggi. U.


Data: 11/8/2019 ore 10:37

Finiamola con il rugby professionistico italiano.
Principessa di Kent


Data: 11/8/2019 ore 10:16

Uno dovrebbe vivere a Roma solo sti 15 guorni

Cri


Data: 11/8/2019 ore 8:41

https://www.theguardian.com/world/2019/aug/10/death-of-diabolik-fabrizio-piscitelli-lazio-football-ultra?CMP=share_btn_wa


Data: 11/8/2019 ore 8:40

Questo era un DED TO RCF grosso come una casa

Cri


Data: 11/8/2019 ore 8:40

Oltre alla Premier League, oggi è il giorno che decine di migliaia di giocatori, allenatori e tifosi stavano aspettando: riparte la competizione calcistica più antica al mondo, ovvero la tanto amata e ambita FA Cup, arrivata ormai alla sua 139^ edizione.

Saranno 736 le squadre che ne prenderanno parte e sebbene le big non siano contemplate nei turni extrapreliminari, oggi il sogno di centinaia di ragazzi e aspiranti calciatori prenderà forma nei campi di periferia di tutta l'Inghilterra.

Per l'occasione, visto che abbiamo perso l'abitudine, ricordiamo anche il libro "Sogni e Realtà - Un viaggio nella FA Cup e nel cuore del Calcio Inglese", che racconta il viaggio dell'autore dall'Extra Preliminary Round di Agosto alla finale di Wembley in Maggio.




Data: 11/8/2019 ore 8:38

Buongiorno dall'Urbe!

Cri


Data: 11/8/2019 ore 3:53

LONDRA - Quando al 25’ del secondo tempo Onel Hernandez ha messo piede sul prato verde di Anfield al posto di Trybull, ha scritto un piccolo pezzo di storia. L’ala del Norwich è il primo cubano a giocare in Premier League, rappresentando la nazione numero 114 nel massimo campionato inglese. Onel è nato a Moron – che in inglese ha una traduzione non proprio benevola -, un piccolo paese al centro dell’isola cubana, nella provincia di Ciego de Avila, dove ha vissuto nei primi sei anni della sua vita. E da quel che ricorda, in quel periodo non ha mai toccato un pallone da calcio. Del resto, non è esattamente lo sport nazionale. “La mia vita è cominciata in Germania”, ha raccontato al Guardian. A sei anni, infatti, si trasferisce con la sorella in Germania, lasciando il padre naturale e raggiungendo la madre Yaneisy, che a Gutersloh da due anni si era rifatta una vita con Ewald. Ewald diventa il patrigno di Onel e una figura determinante nella sua vita. Per favorire l’integrazione con gli altri bambini, lo porta a giocare a calcio: Ewald allena nelle giovanili del TuS Westfalia Neuenkirchen. Onel si appassiona, ma lo vede come un gioco fino a 14 anni, quando entra nel vivaio dell’Arminia Bielefeld. “Ho capito che qualcosa stava cambiando, che potevo davvero diventare un calciatore”. In prima squadra lo fa debuttare a 17 anni Christian Ziege, ex terzino di Bayern, Milan e Liverpool. Da lì, Hernandez – che intanto ha da tempo ottenuto il passaporto tedesco - va al Werder Brema Under 23, poi al Wolfsburg e da lì all’Eintracht Braunschweig. Dopo una promozione mancata e una stagione iniziata alla grande, riceve la chiamata Daniel Farke: il manager (tedesco) del Norwich ha allenato sei anni il Lippstadt, un club a non più di 15 chilometri da casa-Hernandez. Lo conosce. Lo chiama in Inghilterra. “Quando sono arrivato a Norwich mi ha detto delle cose di me, di come giocavo, e io ho pensato “wow come fa a saperlo?”, dice oggi Hernandez. Che riceve tantissimi messaggi dalle comunità cubane in giro per il mondo, soprattutto statunitensi: tutti orgogliosi di lui.
LA PASSIONE PER IL SUPERMARKET — Norwich non è Londra, ma Onel ci si trova benissimo. In particolare, entra nel cuore dei tifosi quando dichiara il suo amore per il catalogo di una nota catena inglese di vendita per corrispondenza, ed è stato più volte fotografato con le buste della spesa del supermarket: “Puoi ordinare biciclette, televisori, tutto. Non abbiamo niente del genere in Germania”, ha scritto entusiasta su Instagram. Il debutto in Premier è un pezzo di storia. Ma a Onel manca ancora un pezzo. Ha passaporto tedesco, ma si sente al 100% cubano (“Se giocassero Germania contro Cuba, non avrei dubbi su chi tifare”), torna sull’isola ogni volta che può visto che la madre Yaneise vive di nuovo lì, in una fattoria con 30 mucche, e soprattutto vorrebbe giocare con la nazionale di Cuba. Ma non può. La legge di Castro vieta che a rappresentare Cuba siano atleti che vivono all’estero. Hernandez ha giocato con la Germania Under 18 nel 2010, poi ha scelto Cuba. Il c.t. Raul Mederos lo aveva anche convocato a novembre per un match contro la Repubblica Dominicana, poi ha dovuto cancellarla per via della legge. “E’ molto triste perché abbiamo molti buoni giocatori in giro per il modo che vorrebbero tornare per dare una mano”, ha spiegato Hernandez. I cubani più famosi, oltre a lui, sono quelli negli Usa (Alonso a Seattle, Corrales a Chicago, Martinez a Miami) e in Messico (Arichel Hernandez e Maikel Reyes del Cruz Azul). “Non vogliamo soldi, giochiamo gratis, ma fateci giocare – ha aggiunto Onel – Mia madre ha parlato con il c.t. e la federazione. Mi hanno detto che non sanno che fare, vorrebbero farci giocare ma molti politici non vogliono supportare il calcio. Baseball, basket, pugilato sì, ma non il calcio. E non capisco perché, è orribile”.


Data: 11/8/2019 ore 3:47

LIVERPOOL - E’ stato un momento... toccante. All’ingresso in campo prima della partita con il Norwich, Jordan Henderson - capitano del Liverpool - e Georgino Wijnaldum hanno allungato il braccio e toccato la scritta “This is Anfield”. Non avevano più potuto farlo dal 2016, quando Jurgen Klopp, da poco insediatosi sulla panchina dei Reds, proibì ai suoi la scaramanzia “finché non vinceremo qualcosa”. Beh, hanno vinto: e ieri i Rossi hanno giocato la prima partita ufficiale della stagione nel loro tempio, da campioni d’Europa. “Quella scritta è lì per ricordare ai nostri ragazzi per chi giocano, e ai nostri avversari contro chi giocano”, la frase di Bill Shankly - leggendario manager del Liverpool - a corredo della targa altrettanto leggendaria.
Theo news


Data: 11/8/2019 ore 3:46

ANKARA - Si era già lamentato in passato, nel giorno del suo compleanno, con un messaggio che era sembrato piuttosto simpatico e ironico. Ma la situazione di Thomas Heurtaux all’Ankaragucu non è cambiata, con il club turco che ancora non paga gli stipendi.
Ecco, allora, la decisione del difensore ex anche di Udinese e Verona: lasciare la squadra.
Lo ha annunciato lui stesso attraverso un messaggio pubblicato su Twitter sulla sua pagina ufficiale. Un sorta di lettera in cui ribadisce il fatto di non poter continuare in questa sistuazione: “Dopo aver avuto grande pazienza (nove mesi senza stipendio e l’esclusione dalla rosa) oggi non ho altre possibilità se non comunicare la fine del mio contratto professionale con l’Ankaragucu a causa del mancato rispetto degli obblighi contrattuali e di gravi inadempienze. Un grande ringraziamento a tutti i tifosi per il loro affetto e rispetto, siete il cuore di questo club. Un pubblico caloroso, sempre pronto a supportare la squadra. Buona fortuna ai miei ex compagni e anche alla società, affinché possa trovare maggiore stabilità e rimanere in Super Lig per tanto tempo”, ha scritto Heurtaux. Per il classe ’88 può cos’ iniziare una nuova vita e chissà che il destino non lo riporti in Serie A…
Theo news


Data: 11/8/2019 ore 3:44

VERONA - Una retrocessione dolorosa quella a cui ha dovuto fare fronte il Chievo. Dopo tanti anni nella massima serie, per i veronesi è stata Serie B. Un’annata particolare, vissuta tra le vicende del campo e quella giudiziarie che ne hanno anche compromesso la stagione.
L’obiettivo, adesso, è ripartire. Essere protagonisti in cadetterie e, possibilmente, tornare in alto. Sergio Pellissier, storica bandiera del Chievo, ritiratosi proprio al termine della scorsa stagione, è diventato dirigente del club e, intervenuto a Radio Sportiva, ha parlato del prossimo campionato di B ammettendo di aver fatto una richiesta piuttosto particolare ai propri calciatori.
APPELLO – “Abbiamo una squadra di Serie A come giocatori, ma hanno, allo stesso tempo, ingaggi da massima serie, mentre il budget in Serie B è molto diverso. Non è semplice, perché gli ingaggi della Serie A sono difficili da poter vendere in questa categoria. Abbiamo chiesto a tutti i ragazzi, in un momento di difficoltà, di ridursi l’ingaggio o di venirci incontro in qualche modo, per dimostrare di credere nel Chievo e di poter rinascere da questa società. Calciatori come Cesar e Frey hanno la mentalità da Chievo che avevo anch’io. L’anno scorso cambiare all’improvviso cercando di ringiovanire tutto è stato un problema. Serve che qualche ‘anziano’ faccia capire cosa significhi sudare per questa maglia. Ci auguriamo di poter tornare presto a giocare il derby con l’Hellas in A”, ha detto Pellissier diventato direttore sportivo.


Data: 11/8/2019 ore 3:41

ITALIA-AUSTRALIA 3-2 (21-25, 25-19, 24-26, 25-17, 15-13)
L’Italia dopo il 3-2 con l’Australia non vede cambiata la sua prospettiva: doveva battere la Serbia prima e la deve battere adesso. Anche se ovviamente la gara con gli australiani ha alzato qualche dubbio sulla tenuta azzurra anche perché alcuni senatori sono andati in difficoltà e l’Italia ha rischiato tantissimo. Anche di sprofondare. Prima di rialzare la testa con il cuore e la testa. L’Italia parte con lo stesso schema che aveva usato con il Camerun, mentre l’Australia parte con Williams al posto di Carroll. L’Italia ha uno smalto minore, soffre il bombardamento aussie al servizio e non riesce essere più lucida.
Theo news


Data: 11/8/2019 ore 3:35

DUBLINO - L’Italia è sconfitta dall’Irlanda nel primo test verso il Mondiale in Giappone. All’Aviva Stadium, in una sfida tra due nazionali sperimentali, i Verdi si impongono senza patemi, per cinque mete a due: 29-10. Per gli azzurri un primo tempo discreto, la buona notizia del rientro di Minozzi, alcune cose incoraggianti da parte di Bisegni, Benvenuti e Mbandà, una buona organizzazione in maul ma anche tante difficoltà in chiusa (meglio con Lovotti e Ferrari in campo) e una difesa in grande difficoltà di fronte alle mille esche dell’attacco irlandese. In attacco, poi, la luce è andata via via a spegnersi, anche per una condizione che inevitabilmente paga il carico di lavoro svolto in raduno a Pergine Valsugana.
Theo news


Data: 11/8/2019 ore 3:32

LONDRA - La notizia è tanto clamorosa quanto ufficiale: José Mourinho non allenerà nessuna squadra nella stagione che sta per iniziare. Pochi minuti fa, attraverso il suo profilo Twitter, infatti, Sky Sports ha reso noto che il tecnico portoghese ha firmato un contratto che lo legherà al team inglese grazie al quale avrà un posto come commentatore della prossima stagione della Premier League. Infatti, la sua prima presenza in studio sarà domenica pomeriggio, in occasione del primo big match del prossimo campionato inglese, ovvero Manchester United-Chelsea. Due sue ex squadre, peraltro.
«La Premier League è una competizione speciale per me, una competizione che richiede tanto duro lavoro per vincere e per la quale non puoi distogliere lo sguardo dalle partite ogni settimana. Sky Sports è la sede della Premier League ed è un piacere per me unirmi a questa squadra e aiutare a capire e spiegare cosa è successo in ogni partita. Il calcio è una grande passione, significa così tanto per i tifosi: non vedo l’ora di far parte della Premier League con loro fino a quando non tornerò al mio posto, dietro la linea laterale», ha affermato il tecnico, felice nell’intraprendere questa nuova avventura nella sua carriera lavorativa.
Theo news


Data: 11/8/2019 ore 3:30

LONDRA - Dopo le vittorie di Liverpool e Manchester City e dopo gli investimenti estivi grazie ai quali l’Everton vorrebbe provare a tenere il passo con le grandi, le Toffees faticano all’esordio contro il Crystal Palace. Ma oltre a chiedersi il perché dell’affanno iniziale… ci si può chiedere: perché si chiamano Toffeees? Beh, stando alla tradizione popolare dei tifosi, si dice che si chiamino come delle caramelle perché la squadra nasce proprio accanto a uno storico negozio di dolci che produceva l’Everton Mint. Ecco perché, prima di ogni partita, una bambina da bordocampo, lancia le caramelle storiche ai tifosi. E i soprannomi delle altre squadre?
- E perché i tifosi e giocatori dell’Arsenal si chiamano Gunners? Beh, i fondatori del club facevano parte del Royal Arsenal. Un arsenale, appunto, il principale fornitore dell’esercito di Sua Maestà la Regina. Ecco perché lo stemma del club riporta al suo centro un cannone e nella storia della società, pare che ne siano apparsi anche di più contemporaneamente.
- Una società che nel corso del tempo ha un po’ abbandonato le proprie tradizioni è il Chelsea. Troppo facile identificarsi con un colore: i Blues. una volta, infatti, i giocatori del Chelsea venivano chiamati The Pensioners in onore dei veterani di guerra del Royal Chelsea Hospital. Infatti, al posto del leone araldico, sul vecchio stemma del Chelsea c’era un veterano.
- Il Chelsea ha cambiato il nomignolo? Il Manchester City no ma, in realtà, il suo soprannome va in contrasto con la sua nuova natura multimiliardaria. I ‘Citizen’ sarebbero i rappresentanti della classe operaia della città e arrivare alla vittoria solo con l’arrivo dei soldoni del mondo arabo, con questo concetto, stona un po’. Certo, nessun tifoso ha smesso di seguire il City per via delle origini umili tradite.
- La Class of ‘92, dopo l’addio al calcio, ha acquistato… il Salford una squadra che, forse non tutti sanno, è importantissima per la storia del Manchester United e del suo soprannome. Si chiamano Red Devils, infatti, proprio in onore dei Red Devils rugbistici diventati famosissimi dopo un torneo giocato in Francia nel 1930. L’ex tecnico storico Matt Busby insiste e ottiene il cambiamento del soprannome: dai Busby Babes a… Red Devils.
- Newcastle? The Magpies, le Gazze e, ironia della sorte, Gazza Gascoigne ha cominciato a giocare lì. Il motivo è intuitivo, i colori sociali e civici sono il bianco e nero e quindi, senza pensare a qualcosa di troppo esotico come la zebra, si è pensato alle gazze.
- The Canaries, invece, sono i giocatori e i tifosi del Norwich. Il motivo ha radici profondissime anche se sullo stemma è stato introdotto il canarino solo a inizio Novecento. Stando a quanto riporta Sky Sport, i canarini sono stati introdotti tra il XV e il XVI secolo dai Caraibi da parte dei ‘padri’ olandesi.
- Anche se il simbolo del club è un galletto, il soprannome Spurs, abbreviazione di Hotspur(s) deriva dal cognome di un nobile del Medioevo (Harry Hotspur) appassionato di combattimenti tra… galli. A quanto pare, più questi erano cruenti, più il nobile era compiaciuto. Ecco perché il gallo con gli speroni è il simbolo del club ed ecco, forse perché quando è stato realizzato il galletto del nuovo stadio sono state riprodotte anche le vecchie ammaccature, anche lì, opera di Gazza.
- Tutti i club inglesi, come tutti i giocatori argentini, hanno un soprannome. La maggior parte, oltre a quelli ignorati come il Liverpool (semplicemente Reds), prendono il soprannome dall’animale simbolo della loro contea. Wolves (plurale di lupi) hanno ispirato il Wolverhampton, gli Hornets del Watford (calabroni) che hanno tradito il simbolo della contea e del club, il cervo. Ultima storia interessante è quella del West Ham. Gli Hammers (assonanza con Hummers, martelli) vengono soprannominati anche Irons perché, per tradizione, i giocatori del West Ham venivano riconosciuti come i rappresentati della classe operaia.


Data: 11/8/2019 ore 3:15

LONDRA - Evidentemente il Chelsea non deve aver ancora digerito gli ultimi sviluppi del mercato. I Blues, infatti, sono reduci da una sessione che ha visto la formazione londinese, ora affidata alla leggenda Frank Lampard, perdere diversi pezzi pregiati. Tra i big ceduti spicca indubbiamente Eden Hazard. Il fantasista belga è passato al Real Madrid per 100 milioni, spiazzando i vari megastore che avevano puntato proprio sul talentuoso giocatore come uomo immagine per la nuova stagione. Così è partita la corsa al sostituto nelle varie gigantografie. La soluzione trovata è risultata, a conti fatti, piuttosto esilarante: via Hazard e spazio a David Luiz. Peccato che il difensore brasiliano si sia trasferito all’Arsenal proprio all’ultimo giorno di mercato. Insomma, non c’è proprio pace per il Chelsea, rimasto privo dei suoi uomini immagine.
Theo news


Data: 11/8/2019 ore 3:14

LONDRA - Impresa nella Football League One, la terza serie inglese: il Bolton, che vive una profonda crisi economica da diversi mesi, porta a casa un pareggio preziosissimo per 0-0 contro il Coventry City nella seconda giornata della competizione, portandosi a -11 in classifica (partiva, dunque, con 12 punti di penalizzazione). Cosa rende ancora più memorabile tale impresa? Che la formazione inglese di mister Parkinson è scesa in campo con tutti ragazzini, con età media di 19 anni. La squadra ospite era passata in vantaggio con Jobello, ma tutto è stato annullato per fuorigioco. Lì sembrava che ormai tutto andasse per il verso giusto per loro, ma non avevano fatto i conti con la tenacia dei giovanissimi Trotters, che hanno imposto un pari pressoché storico. Il Coventry ha avuto altre due reti annullate per offside, per cui i brividi non sono mancati, ma alla fine conta lo 0-0, accolto con sprizzante gioia anche dal club stesso (sarebbe stato strano il contrario) sui canali social, come riportato qui sotto.
Theo news


Data: 11/8/2019 ore 3:11

OAKLAND - Pensavate fosse tutto finito? No, con Antonio Brown le sorprese non finiscono mai. Ecco allora che viene a galla il vero motivo dell’assenza dal training camp dei Raiders del talentuoso ma altrettanto bizzoso ricevitore. Vero, il principio di congelamento ai piedi, dopo la sessione di crioterapia senza calze, lo ha frenato, ma - stando alle ultime indiscrezioni - non sarebbe quello il vero perché della mancata partecipazione agli allenamenti con Oakland, bensì il rifiuto di Brown di indossare il nuovo casco -obbligatorio - studiato dalla lega per migliorare la protezione della testa e ridurre il numero di commozioni cerebrali.
Brown, ceduto dagli Steelers che non ne potevano più del suo carattere ingestibile, avrebbe addirittura minacciato il ritiro qualora non gli venisse consentito di indossare il vecchio casco. Antonio si lamenta della ridotta visibilità del nuovo e ha ottenuto udienza presso la Nfl per perorare la sua causa. “L’elmetto” che Brown ha usato nei 9 anni di carriera, è così vecchio che la casa che gli lo ha fornito non ne produce nemmeno più. Impossibile quindi adattarlo ai nuovi parametri. Per cercare di aggirare la regola, Antonio è addirittura ricorso a un trucco che aveva però zero chance di successo, ovvero dipingere quello che usava a Pittsburgh coi colori dei Raiders. Scoperto, si è impuntato, minacciando di non scendere in campo. Probabile che, visti i 50 milioni in 3 anni (30 dei quali garantiti) che Brown intascherà da Oakland, si arrivi a una soluzione. Si potrà cambiare casco, ma non la testa di Brown. Quella continuerà ad essere una spina nel fianco della squadra di John Gruden.
Theo news


Data: 11/8/2019 ore 3:9

NEW YORK - Brian Cashman deve aver pensato d’esser finito per sbaglio su un set cinematografico. Ma visti i tempi che corrono negli States, trovarsi nell’auto circondato da 9 poliziotti con le pistole spianate non deve essere piacevole. Il fatto è accaduto venerdì in Connecticut, mentre il dirigente newyorchese stava lasciando una stazione di servizio. L’equivoco nasce dalla denuncia di furto della sua Jeep Wrangler bianca, che Cashman aveva riportato alla polizia come rubata, segnalando però il ritrovamento qualche giorno più tardi. Ma il mancato aggiornamento nel database delle forze dell’ordine della Grande Mela ha fatto sì che i poliziotti fossero convinti d’aver a che fare con un ladro d’auto.
“Mi sono ritrovato un comitato d’accoglienza mentre lasciavo il benzinaio - ha commentato Cashman - Sono stati estremamenti professionali, mi hanno chiesto di spegnere il moto, scendere dall’auto e camminare all’indietro verso di loro. Stavano solamente facendo il loro dovere”. Il gm degli Yankees si stava recando a Norwalk, dove la Westchester County Police avrebbe esaminato la Jeep a caccia di elementi che possano ricondurre al ladro. “Ci siamo chiariti e la situazione si è normalizzata in fretta” ha concluso Cashman.
Theo news



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