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Data: 20/7/2026 ore 1:17

Argentino sub-umano.
Theo


Data: 20/7/2026 ore 0:48

Non riesco a godere per la Spagna cosi' come non sarei riuscito per l' Argentina, pero' oggettivamente ha vinto la squadra che ha meritato di piu', se prendi un gol in 8 partite, c'e' poco da dire.
Theo


Data: 20/7/2026 ore 0:35

Il Tifo Organizzato della Lazio, più che mai in lotta contro il presidente Claudio Lotito, ha annunciato la propria presenza alla partita amichevole Ascoli-Lazio del 2 agosto allo Stadio Cino e Lillo Del Duca, sottolineando che si tratta di una gara in trasferta e non organizzata dalla SS Lazio.


Data: 20/7/2026 ore 0:32




Data: 20/7/2026 ore 0:30

Spagna campione del mondo per la seconda volta nella storia: l'Argentina cede 1-0 ai supplementari, gol di Ferran Torres


Data: 20/7/2026 ore 0:17

Ganamos por las Malvinas, por las axilas argentinas, por lele adani y por Trump!
Re juan carlos


Data: 20/7/2026 ore 0:6

Lo avevamo detto.
Lo avevamo detto e ridetto.

Il pensiero corre a George Floyd ucciso a Minnapolis nelle stesse modalità usate a Bologna oggi.
L’ICE sta facendo scuola anche da noi.
La polizia che infierisce su un uomo innocuo e i sanitari del 118 che guardano immobili. Immobili.

Prepariamoci perché peggiorerà più ci avvicineremo alla scadenza elettorale.

Paura e menzogna sono le loro armi.


Data: 20/7/2026 ore 0:4

ADANI LA CONCHA DE TU MADRE

Ferran Torres


Data: 19/7/2026 ore 23:59




Data: 19/7/2026 ore 23:49

https://www.gazzetta.it/spettacolo-tv-gossip/storie/19-07-2026/mondiali-2026-l-halftime-show-con-madonna-e-shakira/


Data: 19/7/2026 ore 23:48

uno dei Super Bowl più noiosi della storia

Dan Peterson


Data: 19/7/2026 ore 23:33

finale più brutta di sempre

Niccolò Carosio


Data: 19/7/2026 ore 23:4

Prima, dal palco di Palazzo Ducale, l’invito ad «alzare il livello di ciò che è possibile dire e fare» contro i fascisti. Poi, poche ore dopo, il corteo per i 25 anni del G8 mura e imbratta la sede di CasaPound in via Montevideo, mentre scandisce: «Le sedi dei fascisti si chiudono col fuoco, ma coi fascisti dentro, sennò è troppo poco».

Non una provocazione isolata, ma la traduzione pratica di un programma politico: intimidazione e violenza. Dalle parole pronunciate sotto il tetto delle istituzioni ai fatti consumati per strada.


Data: 19/7/2026 ore 22:34

Tensione fuori dal campo con la polizia che divide un centinaio di ultrà del Trento da un gruppo di ultrà del Genoa


Data: 19/7/2026 ore 22:33

Dopo una lunga assenza dallo stadio, interrotta soltanto in occasione dell'ultima giornata di campionato, coincisa con il derby contro la Juventus, il tifo organizzato granata sembra orientato a tornare in balconata, in Curva Maratona, a partire dalla prossima stagione. La protesta, però, proseguirà. Una decisione che sarà comunque al centro del confronto in programma al Filadelfia, annunciato già da settimane, dove le diverse anime del tifo granata si ritroveranno per discutere e definire una posizione condivisa.


Data: 19/7/2026 ore 22:26

Ha vinto la fascia di Miss Bologna qualche giorno fa, qualificandosi per le selezioni regionali di Miss Italia. Marta Bunda, 24 anni, origini congolesi, nata a Imola, da allora viene coperta di insulti. E se molti dei commenti diretti sono stati cancellati dalla pagina di Miss Italia Emilia Romagna, basta digitare su Facebook “Miss Bologna” per scoprire decine di messaggi e post che oscillano fra la reazione perplessa e l’insulto vero e proprio: "Tipica bellezza romagnola", "Guardate gli occhi e le facce indignate delle vere ragazze bolognesi", "Bologna elegge miss Sostituzione etnica". Qualcuno si è preso pure la briga di insultarla direttamente. “Torna in Africa. Non sarai mai italiana”, si legge sotto le sue foto su Instagram, da un utente che sbandiera il tricolore. Lei per ora non risponde. Ringrazia cortesemente chi si congratula con lei.


Data: 19/7/2026 ore 22:24




Data: 19/7/2026 ore 22:22

Inghilterra, il terzo posto ha un valore storico: è il miglior risultato degli ultimi 60 anni


Data: 19/7/2026 ore 22:19




Data: 19/7/2026 ore 22:19

Muore ammanettato a Bologna, la sorella: "L'hanno ammazzato, voglio giustizia"

"Io non mi darò pace finché mio fratello non sarà vendicato. Non mi darò pace". Sono le parole della sorella di Abderrahim Fakir, l'uomo di origine marocchina morto durante un controllo di polizia, in tarda mattina, in via Svevo al Pilastro a Bologna. La donna, insieme all'altro fratello con il quale viveva il 43enne, ha seguito piangendo tutte le fasi dell'accertamento della polizia. "Non sappiamo cosa è successo - prosegue parlando con i cronisti, molto scossa - non sappiamo cosa è successo. Lo sanno loro, la polizia, cosa è successo a noi è arrivata la chiamata che è morto. Lo hanno ammanettato ed è morto. Lo hanno aggredito loro. Lo hanno ammazzato e picchiato, ci sono testimoni".


Data: 19/7/2026 ore 22:12

Anche, Argentina non invasata e provocatoria come sempre, la Spagna si vede che sta attenta a non cadere in eventuali provocazioni.
Theo


Data: 19/7/2026 ore 22:11

Ad ora sì, la Spagna usa il solito tiki-taka 2.0, la palla ce l'hanno sempre loro e quando non ce l'hanno non ti fanno girare. Argentina molto prudente ad adesso, penso sappiano che non sono allo stesso livello ed aspettino un eventuale errore.
Theo


Data: 19/7/2026 ore 21:52

bello 0-0 di merda

Cri


Data: 19/7/2026 ore 19:15

«Aiuto, basta, basta». Sono impresse in un video le urla dell'uomo morto al Pilastro di Bologna dopo essere stato fermato dalla polizia. Nelle immagini si vedono due agenti che bloccano il 43enne marocchino a faccia in giù, portandogli le mani dietro la schiena nel tentativo di ammanettarlo. Un terzo uomo, probabilmente un residente, aiuta gli agenti tenendogli le caviglie. Attorno a loro anche due soccorritori che però non intervengono. Dopo qualche minuto l'uomo smette di dimenarsi e sembra perdere i sensi, mentre i poliziotti gli bloccano anche le caviglie.


Data: 19/7/2026 ore 18:55

Ieri sera è stata inaugurata a Cittadella la nuova curva sud intitolata al tifoso Giovanni Scudiero (conosciuto da tutto come "Forci"), idolo della tifoseria granata e personaggio molto attivo nel mondo Cittadella, scomparso all'improvviso nell'aprile 2025 a 42 anni. Potrà ospitare 1679 spettatori, da domani via alla campagna abbonamenti.


Data: 19/7/2026 ore 18:34

martedì nella cromo Remco renderà ufficiale il secondo posto assoluti

Cri


Data: 19/7/2026 ore 18:33

Paura a Roma. Una cinquantina di persone evacuate e malori fra i bagnanti nel primo pomeriggio in un circolo sportivo a Mentana a causa delle esalazioni di cloro dalla piscina. Otto i bagnanti intossicati. Tra questi, un bimbo di 5 anni soccorso in codice rosso e altri 4 - tra i 10 e i 15 anni - in codice giallo. Intorno alle 15.30, quando i vigili del fuoco sono giunti per i soccorsi, hanno rilevato un'alta esalazione di cloro, la cui inalazione potrebbe aver provocato i malori segnalati. Sono stati fatti evacuare tutti i presenti, una cinquantina, e il circolo è stato temporaneamente chiuso. Sul posto anche i carabinieri. Il bimbo di 5 anni è stato trasportato all'ospedale Sant'Andrea di Roma.


Data: 19/7/2026 ore 18:31

Se non succedeva nulla finiva,secondo me,come sempre...Tadey da ultimo avrebbe staccato Jonas...perché per me oggi Tadey era quasi in ciabatte...se c era jonaa col cazzo che voleva far vincere Del Toro.
Poi dopo vanderpuel è stato bravissimo...ma per me non ci sono possibilità. E non c erano manco con Vingegard.
Max69


Data: 19/7/2026 ore 18:15

sottolineo nella caduta di Vingegaard che Del Toro è finito in braccio a una signora che stava sul marciapiede tranquillamente seduta a godersi lo spettacolo

Cri


Data: 19/7/2026 ore 18:1




Data: 19/7/2026 ore 18:0

https://www.gazzetta.it/Calcio/Mondiali/19-07-2026/finale-mondiale-metlife-stadium-fifa-new-jersey.shtml


Data: 19/7/2026 ore 17:57

che poi per come stava spingendo la Vista può essere pure che oggi Vingegaard avrebbe fatto quanto meno saltare per aria il banco della classifica

Cri


Data: 19/7/2026 ore 17:56




Data: 19/7/2026 ore 17:49

Marocchinate: il crimine taciuto della campagna d'Italia
Le donne, gli uomini, i bambini: il terrore che travolse la penisola

Il 14 maggio 1944 le unità del Corpo di spedizione francese in Italia, composto per il 60% da reparti di origine nordafricana, attraversando un terreno apparentemente insuperabile nei monti Aurunci, aggirarono le linee difensive tedesche nell'adiacente Valle del Liri, consentendo al XIII Corpo britannico di sfondare la linea Gustav e di avanzare fino alla successiva linea di difesa predisposta dalle truppe germaniche, la linea Adolf Hitler. In seguito a questa battaglia si verificarono i saccheggi dei paesi e le violenze sulla popolazione denominate appunto marocchinate.

A seguito delle violenze sessuali molte persone furono contagiate da sifilide, gonorrea e altre malattie a trasmissione sessuale, e solo l'uso della penicillina statunitense salvaguardò quelle zone da una vasta epidemia. Molte donne rimasero incinte e altrettante abortirono o ebbero aborti spontanei; benché non siano state fatte ricerche in merito, si ritiene che si verificarono diversi casi di suicidio tra le donne violentate, nonché molti casi di infanticidio della prole nata dallo stupro.

Per le migliaia di donne rimaste incinte, il solo orfanotrofio di Veroli, accoglieva dopo la guerra circa 400 bambini nati da quelle violenze sessuali.

Le testimonianze

Il sindaco di Esperia (comune in provincia di Frosinone) affermò che nella sua città 700 donne su un totale di 2.500 abitanti furono stuprate, e alcune di esse, in seguito a ciò, morirono. Con l'avanzare degli Alleati lungo la penisola, eventi di questo tipo si verificarono altrove, sia nel Lazio settentrionale che nella Toscana meridionale.

Lo scrittore Norman Lewis, all'epoca ufficiale britannico sul fronte di Montecassino, narrò gli eventi:

«Tutte le donne di Patrica, Pofi, Isoletta, Supino, e Morolo sono state violentate... A Lenola il 21 maggio hanno stuprato cinquanta donne, e siccome non ce n'erano abbastanza per tutti hanno violentato anche i bambini e i vecchi. I marocchini di solito aggrediscono le donne in due - uno ha un rapporto normale, mentre l'altro la sodomizza.»
(Norman Lewis nel libro Napoli '44)

Diverse città laziali furono investite dalla furia dei goumier (truppe marocchine): si segnalano nella Provincia di Frosinone le cittadine di Esperia, Pontecorvo, Vallecorsa, Castro dei Volsci, Vallemaio, Sant'Apollinare, Ausonia, Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, San Giorgio a Liri, Coreno Ausonio, Morolo e Sgurgola, mentre nella Provincia di Latina si segnalano le cittadine di Lenola, Campodimele, Spigno Saturnia, Formia, Itri, Terracina, San Felice Circeo, Roccagorga, Priverno, Maenza e Sezze, in cui numerose ragazze e bambine furono ripetutamente violentate, talvolta anche alla presenza dei genitori.

Numerosi uomini che tentarono di difendere le proprie congiunte furono uccisi o violentati a loro volta. Il parroco di Esperia don Alberto Terilli che cercò invano di salvare tre donne dalle violenze dei soldati, fu legato e sodomizzato tutta la notte, morendo poco dopo per le sevizie subite.

A Pico i soldati statunitensi del 351º reggimento fanteria (della 88ª divisione di fanteria, i cui membri erano soprannominati i "blue devils" per la loro ferocia in combattimento) giunsero mentre i goumier stavano compiendo le violenze, ma furono bloccati dal comandante francese del reparto, che disse loro che "erano qui per combattere i tedeschi e non i francesi".

In una relazione redatta il 28 maggio 1944 del capitano italiano Umberto Pittali viene detto che “ufficiali francesi lasciano ai marocchini una discreta libertà di azione” e “preferiscono ignorare” quanto accade. Secondo un testo

«Addirittura c’è tra loro chi non ha paura di parlare di vero e proprio “diritto di preda” per i reparti marocchini.»
Don Alfredo Salulini nel suo libro Le mie memorie del tempo di guerra (Casamari, Tipolitografia dell'Abbazia, 1992), racconto autobiografico, cita un episodio di una giovane ragazza di appena 16 anni tenuta prigioniera in un casolare di campagna all'inizio di Vallecorsa e costretta a subire violenza carnale da un intero plotone di goumiers (anche soldati francesi che si nascondevano tra loro), morta dopo una settimana di violenze.

«A S. Andrea, i marocchini stuprarono 30 donne e due uomini; a Vallemaio due sorelle dovettero soddisfare un plotone di 200 goumiers; 300 di questi invece, abusarono di una sessantenne. A Esperia furono 700 le donne violate su una popolazione di 2.500 abitanti, con 400 denunce presentate. Anche il parroco, don Alberto Terrilli, nel tentativo di difendere due ragazze, venne legato a un albero e stuprato per una notte intera. Morirà poco dopo per le lacerazioni interne riportate. A Pico, una ragazza venne crocifissa con la sorella. Dopo la violenza di gruppo, verrà ammazzata. A Polleca si toccò l’apice della bestialità. Luciano Garibaldi scrive che dai reparti marocchini del gen. Guillaume furono stuprate bambine e anziane; gli uomini che reagirono furono sodomizzati, uccisi a raffiche di mitra, evirati o impalati vivi. Una testimonianza, da un verbale dell’epoca, descrive la loro modalità tipica: "I soldati marocchini che avevano bussato alla porta e che non venne aperta, abbattuta la porta stessa, colpivano la Rocca con il calcio del moschetto alla testa facendola cadere a terra priva di sensi, quindi veniva trasportata di peso a circa 30 metri dalla casa e violentata mentre il padre, da altri militari, veniva trascinato, malmenato e legato a un albero. Gli astanti terrorizzati non potettero arrecare nessun aiuto alla ragazza e al genitore in quanto un soldato rimase di guardia con il moschetto puntato sugli stessi"»
Da alcuni documenti dell’Archivio Centrale dello Stato, risulta che a Pico furono violentate 51 donne da 181 franco-africani e da 45 francesi bianchi. Questi crimini vennero minimizzati dalla Francia, sostenendo che erano state le donne italiane, in molti casi, a provocare i militari marocchini.

Conseguenze
Le reazioni delle autorità
Il 18 giugno 1944 papa Pio XII sollecitò Charles de Gaulle a prendere provvedimenti per questa situazione. Ne ricevette una risposta accorata e al tempo stesso irata nei confronti del generale Guillaume. Ancora, il cardinale francese Tisserant rivolse una lamentela al generale Juin, che rispose che "si era provveduto alla fucilazione di 15 militari, accusati di stupri, colti sul fatto, mentre altri 54, colpevoli di violenze varie e omicidi, erano stati condannati a diverse pene compresi i lavori forzati a vita". Entrò quindi in scena la magistratura francese, che fino al 1945 avviò 160 procedimenti giudiziari nei confronti di 360 individui. I reparti coloniali vennero alla fine ritirati e la 2ª divisione marocchina venne reimpiegata sul fronte tedesco, nella Foresta Nera e a Freudenstadt, nell'aprile del 1945, dove accaddero ancora episodi di stupri e rapine.

Dati sulle violenze
Una nota del 25 giugno 1944 del comando generale dell'Arma dei Carabinieri dell'Italia liberata alla Presidenza del Consiglio, segnalerebbe nei comuni di Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, Morolo, e Sgurgola, in soli tre giorni (dal 2 al 5 giugno 1944, giorni della liberazione di Roma), 418 violenze sessuali, di cui 3 su uomini, 29 omicidi, e 517 furti.

Numerosi stupri si sono verificati anche nei comuni di Latina, Lenola, Campodimele, Fondi, Formia, Itri, Sabaudia, San Felice Circeo, Sezze, Cori, Norma, Roccagorga, Latina, Maenza, Prossedi, Spigno Saturnia, Frosinone, Ceccano, Giuliano di Roma, Vallecorsa, Castro dei Volsci, Villa Santo Stefano, Amaseno, Esperia, Supino, Pofi, Pratica, Pastena, Pico, Pontecorvo.

Le stime ammonterebbero a circa 3.100 casi, come riportato in una inchiesta italiana sottostimata per difetto fino ai dati probabilmente inverosimili delle 50.000 denunce presentate entro la fine del conflitto.

Nella seduta notturna della Camera del 7 aprile 1952 la deputata del PCI Maria Maddalena Rossi (presidente dell'UDI) denunciò che nel corso della battaglia di Cassino, nella provincia di Frosinone, vi erano state 60.000 violenze da parte delle truppe "Magrebine" del generale Alphonse Juin.

Al convegno "Eroi e vittime del '44: una memoria rimossa" tenutasi a Castro dei Volsci il 15 ottobre 2011, il Presidente dell'Associazione Nazionale Vittime delle "Marocchinate" Emiliano Ciotti fa una stima dello stupro di massa:

«Dalle numerose documentazioni raccolte oggi possiamo affermare che ci furono un minimo di 20.000 casi accertati di violenze, numero che comunque non rispecchia la verità; diversi referti medici dell'epoca riferirono che un terzo delle donne violentate, sia per vergogna o pudore, preferì non denunciare. Facendo una valutazione complessiva delle violenze commesse dal "Corpo di Spedizione Francese", che iniziò le proprie attività in Sicilia e le terminò alle porte di Firenze, possiamo affermare con certezza che ci fu un minimo di 60.000 donne stuprate, e ben 180.000 violenze carnali. I soldati magrebini mediamente stupravano in gruppi da 2 (due) o 3 (tre), ma abbiamo raccolto testimonianze di donne violentate anche da 100, 200 e 300 magrebini».

Episodi simili
Queste violenze non vennero compiute solo in questa zona dell'Italia: il fenomeno sarebbe iniziato già dal luglio 1943 dopo lo sbarco alleato in Sicilia, proseguendo poi nel resto della penisola. Si sarebbe arrestato solo nell'ottobre 1944 alle porte di Firenze, quando il corpo di spedizione francese fu trasferito in Provenza.

In Sicilia, i goumier avrebbero avuto scontri molto accesi con la popolazione per questo motivo: si parla del ritrovamento di alcuni goumier uccisi con i genitali tagliati (secondo alcuni un chiaro segnale). La violenza era su donne e uomini, ma soprattutto su donne, per cui i siciliani, oltre a nascondere le donne in rifugi naturali o artificiali come grotte o pozzi, in diversi casi reagirono come a Capizzi, dove una quindicina di marocchini vennero uccisi con l'acquiescenza delle autorità militari alleate; in altri casi gli autori degli stupri vennero uccisi a roncolate o evirati, dilaniati e dati in pasto ai maiali.

"Le Ciociare di Capizzi" (Iacobelli Editore 2020) Marinella Fiume, storica, curatrice di una straordinaria indagine orale su quanto accadde tra la fine di luglio e l'inizio di agosto del 1943 a Capizzi, lungo la linea dell'Etna, qualche settimana dopo lo sbarco del 10 luglio di quello stesso anno.

Lì, tra i Nebrodi e l'Etna, alla violenza nazista (la prima strage di civili in Italia fu quella di Castigione di Sicilia con 16 morti) si aggiunse quella della bande di goumiers. "Venivano - racconta un contadino allora di 8 anni di età ai ricercatori impegnati nell'indagine su Capizzi - a gruppi sui muli ed erano neri, s'amnmuccavunu zoccu capitava, macari i fimmini, certu, masculi è runu! (arraffavano e mangiavano ciò che capitava, anche le femmine, certo, maschi erano!). Ma erano selvaggi e i fimmini i marturiavunu (le donne le martirizzavano). Una volta maritu e mugghieri ammazzaru un marrucchinu (marito e moglie ammazzarono un marocchino) insieme".

I capitini non rimasero inerti, e nella guerra che coinvolgeva l'Europa ne nacque un'altra, di dimensioni minori ma altrettanto cruciale per la sopravvivenza di chi la visse: "Gli inglesi - racconta un capitano nel volume curato da Marinella Fiume per Iacobelli editore- portarono in Sicilia i marocchini perché dicevano che in Sicilia semu sarbaggi (siamo selvaggi) perciò ci volevano selvaggi come noi.

I marocchini erano di bassa statura e color marrone in faccia, vestiti con una coperta lunga (barracano), avevano capelli lunghi e intrecciati e portavano turbanti, senza calze e con gli zoccoli ai piedi. Ma siccome gli inglesi non ci difendevano, i capizzuoti (capitini) ne ammazzarono tanti di marocchini, a colpi di bastone e con le roncole. Tanto danno facemmo a loro, più di quanto loro non ne fecero a noi con le loro marocchinate.

Venivano nelle masserie a truppa e facevano i comodi loro. Le donne di tre famiglie le violentarono, madri, zie, cognate, sorelle e figlie, tenendo gli uomini sotto la scupetta (il fucile) e questi perciò non potevano reagire. Violentarono una ragazza di 16 anni che era andata sola a prendere l'acqua alla sorgente. Ma i capizzuoti non se la tenevano (non subivano) e fecero un'imboscata nel bosco. Una volta, al pascolo nel bosco trovai un elmetto, incuriosito mi avvicinai e dentro ci trovai la testa di un marocchino a cui l'avevano tagliata con l'ascia. Quella fu la guerra della citta' di Capizzi contro i liberatori, i vinnigna'mmu (facemmo vendemmia di loro come si fa con l'uva) con una guerriglia". Tra i goumiers i morti furono almeno 15.

Non fu solo Capizzi, in Sicilia, a subire questa violenza. I primi episodi si registrarono sulla statale Licata-Gela. "Agli stupri - scrive Fiume - parteciparono non solo i soldati di origine africana delle truppe coloniali, ma anche francesi europei perché le violenze del Cef continuarono ad opera di francesi bianchi paracadutisti, anche dopo il rimpatrio avvenuto il 23 ottobre 1943 del IV Tabor, nella frazione del Comune di Trapani denominata Xitta, dove dovettero intervenire le autorità militari americane per sedare la rivolta seguita alla reazione della popolazione civile".

«Dato il coinvolgimento di sottufficiali e ufficiali bianchi, alcuni dei quali italofoni in quanto corsi, non presenti nei reparti di truppa goumier, si può affermare che i violentatori si annidavano in tutte e quattro le divisioni del Cef. Forse anche per questo, gli ufficiali francesi non risposero ad alcuna sollecitazione da parte delle vittime e assistettero impassibili all’operato dei loro uomini. Come riportano le testimonianze, quando i civili si presentavano a denunciare le violenze, gli ufficiali si stringevano nelle spalle e li liquidavano con un sorrisetto”. Questo atteggiamento perdurò fino all’arrivo in Toscana del Cef. Qui ricominciarono le violenze a Siena, ad Abbadia San Salvatore, Radicofani, Murlo, Strove, Poggibonsi, Elsa, San Quirico d’Orcia, Colle Val d’Elsa. Perfino membri della Resistenza dovettero subire gli abusi. Come testimonia il partigiano rosso Enzo Nizza: ”Ad Abbadia contammo ben sessanta vittime di truci violenze, avvenute sotto gli occhi dei loro familiari. Una delle vittime fu la compagna Lidia, la nostra staffetta. Anche il compagno Paolo, avvicinato con una scusa, fu poi violentato da sette marocchini. I comandi francesi, alle nostre proteste, risposero che era tradizione delle loro truppe coloniali ricevere un simile premio dopo una difficile battaglia”.»
(Da Massimo Lucioli e Davide Sabatini, La ciociara e le altre, 1998)

Anche nella Germania meridionale i goumier si abbandonarono a violenze e stupri di gruppo ai danni della popolazione. Secondo Norman Naimark, storico statunitense, le truppe marocchine integrate nell'esercito francese occupante dimostrarono comportamenti simili (se non peggiori) a quelli dell'Armata Rossa, specialmente durante l'occupazione del Baden e del Württemberg.
Le truppe francesi presero parte all'invasione della Germania e alla Francia fu assegnata una zona di occupazione in Germania. Secondo Perry Biddiscombe, i francesi commisero "385 stupri nell'area di Costanza, 600 a Bruchsal e 500 a Freudenstadt". Commisero inoltre uno stupro di gruppo nel distretto di Höfingen, vicino Leonberg.

Bibliografia
Fabrizio Carloni, Il corpo di spedizione francese in Italia, 1943-1944, Milano, Mursia, 2006, ISBN 88-425-3552-4.
Roberto Gremmo, Le "Marocchinate", gli alleati e la Guerra ai civili - Le vittime dell’occupazione militare straniera nell’Italia liberata (1943-1947), Biella, Ed. Storia Ribelle, 2010.
Massimo Lucioli e Davide Sabatini, La ciociara e le altre: il corpo di spedizione francese in Italia: 1943-1944, Frascati, Tusculum, 1998.
Silvano Olmi, Non solo la «Ciociara». Violenze di guerra sulle donne dalla Sicilia alla Campania,dal Lazio alla Toscana, Fergen, 2018.
Eliane Patriarca, La colpa dei vincitori. Viaggio nei crimini dell'esercito di Liberazione, Piemme, 2018, ISBN 8856665751. URL consultato il 12 febbraio 2022.
A. Riccio, Etnografia della memoria, storie e testimonianze del secondo conflitto mondiale nei Monti Aurunci, Roma, Edizioni Kappa, 2008, ISBN 88-7890-940-8.
Michele Strazza, Senza via di scampo - Gli stupri nelle guerre mondiali (PDF), in Collana "Un archivio della memoria", Consiglio Regionale della Basilicata, Commissione Regionale per la Parità e le Pari Opportunità, 2010.


Data: 19/7/2026 ore 17:49

Tadej oggi volendo poteva pure guidare l'elicottero

Cri


Data: 19/7/2026 ore 17:49

Kimi vince a Spa davanti a un grandissimo Charles Leclerc, che è il miglior pilota in pista in Belgio.

Stop pesante per il campionato per George Russell, ritirato a inizio gara. Ottimo il quarto posto tra le difficoltà per Lewis Hamilton.


Data: 19/7/2026 ore 17:46

Trump su questo tema dice balle, come al solito. Ma non significa che le interferenze straniere siano un'invenzione. La più grave resta quella clamorosa e dimostratissima con cui la Russia nel 2016 tentò di avvantaggiare Donald Trump su Hillary Clinton, con il furto delle email del Partito Democratico poi pubblicate dai complici di Wikileaks, con gli account falsi che spacciavano montagne di notizie false. Dopo quell’anno il Congresso stanziò molti soldi per proteggere le infrastrutture elettorali, e da allora la sicurezza è migliorata parecchio.

Alle elezioni del 2020 i principali tentativi di interferenza di cui sappiamo furono opera della Russia e dell’Iran, in direzioni opposte: la Russia lavorò di nuovo per Trump e contro Biden, l'Iran invece contro Trump. Un attacco informatico iraniano violò un database elettorale dell'Alaska che era rimasto esposto per un errore di configurazione delle nuove misure di sicurezza, e permise agli hacker di spedire a migliaia di elettori email minatorie spacciandosi per un gruppo di estrema destra. Per questo sono stati incriminati due cittadini iraniani.

La Cina attacca regolarmente le infrastrutture statunitensi, al punto da aver violato e intercettato per mesi le comunicazioni passate per tutte le principali reti telefoniche statunitensi: una delle molte cose gravissime e liberticide che può permettersi di fare nel disinteresse generale, tanto non sono gli Stati Uniti a farla. Ma non risulta che abbia mai toccato le infrastrutture del voto americano o i voti stessi. Le campagne di influenza dell’opinione pubblica sono un problema vero, i loro effetti però sono impossibili da misurare.

Perché allora Trump fa questo discorso proprio adesso? Perché Trump non ha mai accettato di aver perso un'elezione. Mai. Alle primarie del 2016, quando perse in Iowa, accusò assurdamente Ted Cruz di aver truccato il voto. Quell’anno alle presidenziali vinse per il rotto della cuffia, con Clinton che prese tre milioni di voti più di lui: e disse che era truccato anche quel voto, benché avesse vinto. Sapete come andò nel 2020.

Il 3 novembre si vota per le elezioni di metà mandato, e i Repubblicani rischiano di perdere le loro maggioranze alla Camera e al Senato. Trump sta solo mettendo le mani avanti. Se perderà, sarà stato per colpa di un imbroglio. Quale? Forse i venezuelani, forse i cinesi, forse le macchine truccate, vedremo cosa si inventerà. Ma potete star certi che, se perderà, non riconoscerà la sconfitta nemmeno questa volta. Ormai il giochino è così palese che sghignazzando lo ammette lui stesso. Qualche settimana fa, prima della partita dei Mondiali fra Stati Uniti e Belgio, Trump aveva detto: «Dovessero batterci, dirò che la partita era truccata».


L’aperto disprezzo di Trump per la democrazia potrebbe portarlo a truccare il voto lui stesso, allora? I precedenti ci dicono che se potesse, lo farebbe certamente: è l’uomo che ha cercato in ogni modo di restare al potere dopo aver perso le elezioni. Ma non può. Senza eccezioni. Negli Stati Uniti il presidente non ha alcun potere su come si vota e su come si contano i voti, la cosa non lo riguarda.

Sono i singoli stati a organizzare le elezioni, anche quelle federali, ognuno con le sue regole e i suoi criteri, attraverso migliaia di funzionari locali. Il risultato è un sistema incasinato e confuso, dove ogni stato vota e conta a modo suo, ma anche impossibile da manipolare e truccare dall’alto, nemmeno dalla Casa Bianca. Quello che Trump potrà fare, che non è poco, è seminare incertezza, caos e confusione intorno al voto. Lo sta già facendo.


Data: 19/7/2026 ore 17:45

Il presidente Trump giovedì sera ha rivolto un discorso alla nazione, parlando per 25 minuti dallo Studio Ovale. La Casa Bianca prometteva da giorni un annuncio memorabile, un senatore Repubblicano aveva addirittura parlato del «più importante discorso dallo Studio Ovale dai tempi della crisi dei missili di Cuba». È stato in realtà ovviamente il contrario: un discorso senza notizie, senza urgenza, con cui Trump ha voluto in sostanza iniziare la sua campagna in vista del voto di novembre. Come? Parlando di elezioni truccate.

Trump ha parlato di interferenze straniere nelle elezioni statunitensi, ha annunciato la pubblicazione di documenti riservati che secondo lui dimostrano che la Cina ha compiuto «la più grande compromissione di dati elettorali della storia», ha descritto le vulnerabilità delle macchine per il voto elettronico, ha accusato la sua stessa intelligence di avergli nascosto le prove e ha sostenuto, senza fornire elementi, che la Cina pagasse giornalisti per scrivere articoli critici su di lui.

Per gli standard di Trump è stato un discorso quasi sobrio: lo ha aperto parlando dell'inflazione in calo – i suoi consiglieri devono averlo implorato almeno di menzionare qualcosa di cui fregasse agli americani – e proseguito senza ripetere di aver vinto le elezioni del 2020. Facciamo progressi! Il problema è che il resto traballava comunque.

Quella che Trump ha descritto come «la più grande compromissione di dati elettorali della storia» era in sostanza la prova che la Cina ha acquisito 220 milioni di documenti sugli elettori in 18 stati: nomi, indirizzi, numeri di telefono, affiliazione di partito. Solo che queste informazioni sono in larghissima parte pubblicamente disponibili: molti stati le pubblicano online o le vendono a chiunque le richieda in ogni momento. Tutto fu peraltro relazionato dall’intelligence a gennaio del 2021 sia a Trump che al Congresso, è difficile sostenere che sia stata insabbiata un’informazione che gli fu letteralmente messa sulla scrivania.

Lo stesso vale per il resto. Trump ha presentato come una scoperta i documenti su un'indagine in Michigan su un gruppo che armeggiava con le registrazioni per il voto per posta: un'indagine pubblica da anni, già chiusa nel 2020 dall'ufficio elettorale locale, che aveva intercettato le domande irregolari prima che producessero una sola scheda spedita per errore. Ha ripetuto la balla senza prove secondo cui il regime venezuelano di Maduro aveva la capacità di manipolare il voto elettronico negli Stati Uniti. E ha menzionato la storia preferita dai complottisti del 2020, quella completamente inventata di Dominion e delle presunte macchine “manipolate”, che costò quasi 800 milioni di dollari di risarcimenti a Fox News per averla amplificata per settimane. Le vulnerabilità delle macchine per il voto esistono, potenzialmente, ma richiedono un accesso fisico: le macchine non sono collegate a internet. E in ogni caso non permettono di alterare lo scrutinio, perché ogni voto ha un riscontro cartaceo.


Data: 19/7/2026 ore 17:18

https://www.ilpost.it/2026/06/04/silvio-gazzaniga-trofeo-coppa-del-mondo/?dmc_cid=3683&cv_id=175105&dmc_gid=353889324&dmc_ch=email&dmc_mid=356196865&dmc_uid=3884640064&uc701=3884640064&utm_source=NL_Postpartita&utm_medium=email&utm_campaign=Post+partita&utm_content=Post+partita+-+19+luglio&id=3884640064


Data: 19/7/2026 ore 17:17

L'intervallo meno atteso
Sarà una serata di prime volte, questa finale. Sarà la prima volta che a contendersi il titolo sono l'ultima vincente della Copa América e l'ultima vincente degli Europei. E dovrebbe pure essere la prima volta che un calciatore, Messi, giocherà una finale dei Mondiali contro un altro, Yamal, a cui fece il bagnetto quando era neonato.

Sarà soprattutto la prima volta nella storia dei Mondiali che ci sarà un half-time show all'intervallo, un breve spettacolo musicale sul modello di quello del Super Bowl. Sarà curato da Chris Martin, il cantante dei Coldplay, e ci saranno tra gli altri Madonna, Shakira, i BTS, Justin Bieber e i personaggi di Sesame Street e dei Muppet.

Un grande spettacolo, un vero show. Ed è proprio questo il problema. Immaginate questa scena: l'arbitro fischia la fine del primo tempo, la tua nazionale sta perdendo 2-0 la partita più importante da anni a questa parte, le luci si abbassano, entrano in campo Justin Bieber ed Elmo e si mettono a cantare What do you mean. Ok, questa ce la siamo inventata e purtroppo probabilmente non la vedremo mai. Ma avete capito il concetto. Per molti tifosi, molti tifosi di sport diversi dal football americano, l'half-time show è una distrazione commerciale che nulla c'entra con il pathos e la tradizione di una finale del genere.

Ci sono anche problemi più concreti. Riuscirà la FIFA a compattare tutto l'evento in 11 minuti, come ha detto? Per regolamento l'intervallo di una partita di calcio non dovrebbe durare più di 15 minuti, a meno che l'arbitro non decida altrimenti. Ma in tal caso sarebbe un problema: come abbiamo già visto bastano un paio di minuti di hydration break per spezzare il ritmo di una partita e invertirne l'andamento.

E che effetto avrà sul campo del MetLife Stadium, di cui già si è discusso parecchio? Di solito l'intervallo viene sfruttato per controllare e migliorare eventuali difetti di un campo. Con un evento così grande a metà partita, invece, il rischio è che il prato venga ulteriormente danneggiato.



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